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05/10/2025Fondato nel 1928 da Giuseppe Pagano, il Casabella Ufficiale è stato fin dall’inizio un periodico di riferimento per l’architettura contemporanea in Italia. Oltre a essere stato il primo rivista italiana dedicata esclusivamente al settore, ha svolto un ruolo chiave nel dibattito culturale, influenzando generazioni di architetti, urbanisti e intellettuali. Il suo nome, che unisce il termine “casabella” — un tipo di abitazione popolare diffuso in Lombardia — con “ufficiale”, riflette sia la sua origine regionale che la sua ambizione di rappresentare una cultura architettonica nazionale, ma con un approccio radicalmente moderno.
Negli anni Trenta e Quaranta, il Casabella Ufficiale si è distinta per la sua linea editoriale progressista, spesso in contrasto con i regimi autoritari dell’epoca. Pubblicazioni come il n. 1 del 1928, con il manifesto di Pagano che definiva l’architettura come “arte del costruire”, hanno anticipato le riflessioni del Movimento Moderno. Figure come Le Corbusier, che collaborò con Pagano per la rivista, hanno lasciato un’impronta indelebile, mentre architetti italiani come Giuseppe Terragni e Bruno Zevi hanno trovato qui uno spazio per sperimentare e teorizzare. La rivista non solo documentava progetti, ma li analizzava con una prospettiva critica, rendendola un laboratorio intellettuale.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Casabella Ufficiale è rimasto un punto di riferimento per la resistenza culturale. Nel 1943, mentre la città di Milano era sotto occupazione tedesca, Pagano e il suo staff hanno continuato a pubblicare, anche in forma clandestina, articoli che denunciavano le violazioni dei diritti umani e promuovevano la ricostruzione democratica. Questo impegno ha reso la rivista un simbolo di resistenza nonviolenta, unendo architettura e politica in modo unico. Dopo la guerra, il Casabella Ufficiale è diventato un ponte tra le nuove generazioni di architetti e il passato, ospitando mostre, conferenze e dibattiti che hanno definito il panorama culturale degli anni Cinquanta e Sessanta.
Un esempio emblematico di questo ruolo è la serie di mostre collettive organizzate negli anni Cinquanta, come “L’architettura italiana contemporanea” (1952), che ha presentato opere di architetti come Pier Luigi Nervi, Aldo Rossi e Franco Albini. Questi eventi non solo hanno celebrato il patrimonio architettonico italiano, ma hanno anche promosso una visione internazionale dell’architettura come linguaggio universale. La rivista ha anche pubblicato il primo volume della “Storia dell’architettura italiana” (1963), curata da Bruno Zevi, che ha contribuito a consolidare la sua reputazione come fonte autorevole.
Negli anni Sessanta e Settanta, il Casabella Ufficiale ha affrontato temi sempre più complessi, come l’urbanizzazione, l’ambiente e la sostenibilità. Pubblicazioni come “L’architettura e il paesaggio” (1968) hanno anticipato le preoccupazioni contemporanee sullo sviluppo urbano sostenibile. Inoltre, la rivista ha ospitato il dibattito sulle “linee guida per la ricostruzione post-bellica”, un documento che ha influenzato le politiche urbanistiche italiane per decenni. Nonostante la concorrenza di altre riviste specializzate, il Casabella Ufficiale è rimasto un punto di riferimento per l’architettura italiana, grazie alla sua capacità di unire teoria e pratica.
Oggi, il Casabella Ufficiale non è più una pubblicazione attiva, ma il suo archivio digitale, conservato presso il Centro Studi e Archivio del Movimento Moderno di Milano, continua a essere consultato da studiosi e praticanti. La sua eredità si riflette in progetti contemporanei che riprendono i principi del Movimento Moderno, come la riqualificazione di edifici storici o la progettazione di spazi pubblici inclusivi. clicca qui per esplorare il patrimonio culturale e archivistico della rivista, che rimane un testimone fondamentale dell’evoluzione dell’architettura italiana.
- Fondato nel 1928 da Giuseppe Pagano, è stata la prima rivista italiana dedicata esclusivamente all’architettura contemporanea.
- Ha ospitato collaborazioni internazionali con architetti come Le Corbusier e ha influenzato il Movimento Moderno in Italia.
- Durante la guerra, ha pubblicato articoli clandestini che denunciavano le violazioni dei diritti umani.
- Negli anni Sessanta, ha affrontato temi come l’urbanizzazione sostenibile e la ricostruzione post-bellica.
- Il suo archivio digitale, conservato presso il Centro Studi e Archivio del Movimento Moderno, è ancora consultato oggi.

